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Comunicati ed editoriali a firma del Segretario Responsabile Uilca Gruppo MPS Carlo Magni

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  • Carlo Magni 2024
    • 5 MINUTI CON CARLO MAGNI: CHI HA PAURA DEL MONTE DEI PASCHI?” - Siena, 3 giugno 2024
      carlo2024In questi giorni stanno tornando in auge le illazioni - a dire il vero mai tramontate - sul futuro del Monte dei Paschi. 
      In realtà, pur scadendo a fine giugno i termini del lock up relativi alla vendita delle azioni possedute dal MEF, gli analisti considerano valide tutte le opzioni praticabili in tal senso dall’Esecutivo, a partire dal collocamento sul mercato di una ulteriore quota azionaria rispetto al totale del 26,7% ancora posseduto, sino ad arrivare alla definitiva uscita dal capitale della Banca più antica del mondo.  
      Fantasie? Ipotesi? Oramai il Monte e le sue vicissitudini ci hanno abituati a continui cambi di direttive e a colpi di scena che, talvolta, superano abbondantemente le più certe ed incontrovertibili previsioni. Come dimostrano le notizie emerse la scorsa settimana, relative all’apertura dell’ennesimo filone di indagine a carico degli ex vertici su falso in bilancio, manipolazione del mercato e - addirittura - truffa aggravata nei confronti dello Stato, in ossequio alle tesi sostenute in tal senso da alcuni azionisti nel corso degli anni su presunte irregolarità contabili per la ricapitalizzazione del 2017. Elementi, a dire il vero, già approfonditi ed affrontati durante altre inchieste giudiziarie, che sono tornati alla luce proprio in questi giorni, nel bel mezzo del percorso di consolidamento dell’Istituto senese all’interno del settore creditizio domestico, ed in vista della possibile, definitiva privatizzazione, dello stesso.  
      Tralasciando tuttavia la cronaca giudiziaria, sulla quale eventualmente torneremo in un nostro prossimo articolo, una cosa deve essere detta, con attinenza al capitolo delle strategie sopra citato: mentre sul tema della costituzione del famigerato “terzo polo” bancario in Italia - tema dai contenuti quantomai rarefatti - sia il ministro Giorgetti, che il Presidente e l’AD della banca senese, in qualche modo hanno fatto capire che si tratta di una strada percorribile e, comunque, di una soluzione inevitabile a lungo termine, sull’opzione - anch’essa ad oggi possibile - “stand alone”, nessuno dei soggetti chiamati ad esprimersi avverte ad oggi la necessità di essere più esplicito.
      Eppure al momento MPS capitalizza un valore borsistico di oltre 6 miliardi di euro - mentre un anno e mezzo fa toccava a malapena gli 800 milioni - ha una redditività analoga a quella dei competitors, e un patrimonio fra i più alti in Europa, e non solo. Tra l’altro, in una recente intervista, l’Amministratore Delegato di Banco BPM, Giuseppe Castagna - uno dei soggetti continuamente chiamati in causa sul tema in questione - oltre a ribadire il disinteresse industriale per il Monte dei Paschi già espresso decine di volte, ha affermato che a suo parere il risiko domestico potrebbe essere posticipato di almeno 18 o 24 mesi rispetto ad oggi. Il banchiere infatti ha affermato che, fino a quando l’economia e i risultati saranno buoni come in questo periodo, non ci sarà alcuna voglia di fare consolidamento da parte degli istituti di credito, consolidamento che nel 90% dei casi avviene per risolvere situazioni di difficoltà. Sempre secondo Castagna, solo alla fine di questo ciclo si potrà davvero vedere chi avrà bisogno di fare aggregazioni. 
       
      Quindi? Gli indirizzi strategici riguardanti Monte dei Paschi sono solo un tema politico legato, di volta in volta, alle scadenze elettorali? O piuttosto un “ripensamento” rispetto a quanto dichiarato in precedenza dai vari interlocutori, istituzionali e non, sui futuri destini di Banca MPS? Esistono vincoli europei codificati rispetto alla ufficializzazione delle linee guida strategiche, nel caso in cui le stesse non prevedano - neppure a lungo termine - una integrazione con un’altra realtà bancaria? O più semplicemente, la necessità di fare cassa da parte del Governo, impone una narrazione molto più prosaica, e quindi orientata al risultato immediato? 
      Qualunque siano le motivazioni sottese alle decisioni da assumere nel breve termine, le stesse dovrebbero tuttavia chiarire in maniera inequivocabile la percorribilità o meno dell’opzione “stand alone”, e soprattutto il perché di tale decisione, in ossequio alle prerogative riconosciute a tutti gli stakeholders, a cominciare dai Dipendenti e dai Clienti. 
      A questo proposito, il Presidente di Banca MPS, Nicola Maione, ha recentemente dichiarato che “il consolidamento del sistema bancario italiano, la nascita dell’auspicato terzo polo, potrebbero essere mosse positive… ma sono altrettanto convinto che, avendo superato tempeste, nulla ci è precluso. Il Monte ha Donne, Uomini, Storia e standing per raggiungere ogni obiettivo”. 
       
      Su una cosa, il Presidente ha davvero ragione, e cioè che le tempeste - come le chiama lui - sono state superate grazie alla dedizione, alla professionalità e al senso di appartenenza del personale della Banca. Tempeste nelle quali non tutti coloro che parlano erano presenti, e non tutti coloro che oggi sono chiamati a decidere del futuro di MPS erano coinvolti.
      Tuttavia, esplicitamente, l’opzione “stand alone” non si cita, neppure in questo caso. Così come non ha fatto Giorgetti, a margine del G7 finanziario di Stresa, non perdendo occasione di parlare del Monte, anche se l’argomento - tanto per cambiare - non aveva niente a che vedere con i contenuti della riunione.
      Si tratta tuttavia di un elemento troppo importante, perché rimanga nella indeterminatezza, rispetto al quale sarebbero richieste parole ed azioni volte a stabilizzare l’assetto proprietario dell’istituto, senza poi disinteressarsi di ciò che potrebbe accadere in futuro.
      I Dipendenti della Banca attendono chiarimenti, ma nel frattempo continuano a lavorare per conseguire gli ambiziosi risultati - ad oggi già ampiamente superati - previsti nel Piano di Ristrutturazione 2022-2026.
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